Corpi che raccontano

Dare forma all’invisibile nella Malattia di Parkinson

Cos’è il body mapping?

Utilizzato in ambito educativo, sociale e di ricerca, il body mapping facilita l’auto-osservazione e la narrazione, contribuendo ad ampliare la comprensione della propria esperienza corporea, senza richiedere competenze artistiche.

In cosa consiste questo progetto?

Questo progetto di medicina narrativa e ricerca partecipativa, realizzato in collaborazione con l’Università di Verona, è rivolto a persone con Malattia di Parkinson che convivono con dolore cronico da oltre 3 mesi. L’obiettivo è, a partire dalla reale esperienza corporea, ripensare il modo in ci si approccia e si prende in carico il dolore .

La partecipazione prevede:

  • Un incontro (60 minuti circa) per creare la propria body map con l’aiuto di un facilitatore. L’esperienza verrà svolta in uno spazio sicuro e rispettoso (a scelta tra: il proprio domicilio, in una stanza adibita per i piccoli gruppi in diverse località italiane o presso l’Università degli Studi di Verona). L’incontro può essere svolto in modalità singola o sfruttare la forza del piccolo gruppo (3-4 persone) secondo la preferenza della persona coinvolta.
  • Sarà possibile svolgere l’esperienza coinvolgendo persone significative o rilevanti rispetto al proprio processo di cura del dolore, proponendo loro un’attività di confronto e costruzione di una bodymap sull’esperienza di cura.
  • Una restituzione al partecipante delle riflessioni emerse e dei risultati della ricerca: online con possibilità – su richiesta – di condividere i risultati con i professionisti sanitari di riferimento

Perché partecipare?

Il dolore, soprattutto quello cronico, spesso resta invisibile, sottovalutato, difficile da visualizzare, raccontare e immaginare. Nel Parkinson è tra i sintomi meno riportati dai pazienti ai clinici e meno indagati e trattati da questi ultimi. Attraverso il body mapping, ogni partecipante può rappresentare sé stesso e la propria esperienza accedendo a informazioni corporee spesso trascurate , riscoprendo il proprio corpo non solo come luogo di sofferenza, ma anche di identità, memoria, relazioni.

Lo studio intende restituire forma, voce e visibilità all’esperienza dei pazienti e di altri soggetti coinvolti, al fine di trasformare le relazioni e i processi di cura e contribuire a una medicina più umana, empatica e consapevole.